ONU e Cannabis: l'OMS chiede una svolta

Finalmente una buona notizia! Dopo anni di insensata guerra alla cannabis, si apre un piccolo spiraglio: l'Organizzazione Mondiale della Sanità, con una lettera firmata dal direttore generale, dott. Tedros Adhanom, ha inviato formale richiesta all'Onu, invitandola a rimuovere questa pianta dalla lista delle sostanze più pericolose. La proposta verrà dibattuta a breve nel consesso delle Nazioni Unite e, se verrà approvata, la cannabis non sarà mai più considerata una droga. Oltre ad aprire le porte alla ricerca medica, ciò comporterà notevoli miglioramenti sulla salute dei tanti pazienti che la usano per motivi terapeutici e permetterà a milioni di consumatori che la utilizzano a scopo ricreativo di uscire dall'illegalità. Inoltre, una volta per tutte, si avranno legislazioni coerenti in ogni paese del mondo, superando le difformità di leggi, restrizioni e sanzioni, che oggi caratterizzano la gestione della cannabis a livello globale.

Le raccomandazioni dell'OMS sulla cannabis

Nel marzo del 2016 l'organizzazione dei pazienti “Americans for Safe Access” ha convocato un team di esperti di fama mondiale, al fine di redigere un documento nel quale mettere nero su bianco i reali effetti della cannabis. Tale ricerca è stata successivamente sottoposta all'Organizzazione Mondiale della Sanità che, dopo gli accertamenti di rito, si è finalmente espressa. Dopo attenta valutazione da parte dei suoi esperti, l'OMS ha accettato in toto gli studi del team e ha ritenuto di dover richiedere alle Nazioni Unite la rimozione della cannabis e della sua resina dalla famigerata Tabella IV, nonché la cancellazione del TCH dalla Convenzione del 1971 sulle sostanze psicotrope. Inoltre, chiede che il CBD e i suoi derivati, contenenti meno dello 0.2% di THC, siano sottratti al controllo internazionale. Nella sua relazione l'OMS dichiara che, ad oggi, non si registra alcun effetto negativo derivante dall'uso del CBD che, anzi, risulta particolarmente efficace nel trattamento dei sintomi di alcune patologie e nell'alleviare dolori cronici e spasmi. Allo stesso tempo fa notare l'incongruenza della classificazione riportata dalla Tabella IV, in cui eroina e cannabis vengono poste sullo stesso piano, senza che nessun paragone, in termini di assuefazione e dipendenza, sia possibile. A questo proposito si sottolinea come gli unici sintomi di astinenza da marijuana, evidenziati dalla relazione dell'OMS, siano irritabilità e insonnia: niente a che vedere, quindi, con le ben più devastanti conseguenze derivanti dall'abuso di oppiacei. Nel riportare gli effetti negativi di un uso prolungato di cannabis, l'OMS sottolinea soltanto una riduzione di capacità nel guidare e nel controllo motorio, più varie controindicazioni nell'utilizzo da parte dei le.

Le leggi sulla cannabis nel mondo

La rimozione della cannabis dalla Tabella IV aprirebbe finalmente la strada a un panorama di leggi omogenee nel mondo. Ad oggi, infatti, nonostante le convenzioni internazionali, ogni paese applica legislazioni differenti, con restrizioni a volte surreali. Il primo paese ad aver aperto le porte all'uso di cannabis è l'Uruguay, che nel 2013 ha completamente legalizzato la marijuana, ma attenzione: il suo utilizzo è consentito ai soli cittadini uruguayani, rimanendo invece vietato per gli stranieri. A distanza di 5 anni anche il Canada ha seguito il paese sudamericano, legalizzando ogni uso ricreativo della cannabis, mentre la Corea del Nord persevera nel conservare una situazione davvero paradossale: da una parte vieta l'uso di stupefacenti, ma nello stesso tempo nessuna normativa vieta l'utilizzo della marijuana, per cui, nei fatti, la canapa viene normalmente fumata e commercializzata ovunque. Su posizioni completamente opposte vi sono i paesi in cui la repressione nei confronti dei consumatori di cannabis può essere anche molto dura, come in Malesia, Singapore, Cina, Giappone, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti: in alcuni di questi stati, oltre a severissime pene detentive per i consumatori, è addirittura prevista la pena di morte per lo spaccio di marijuana. A metà fra questi due estremi, c'è tutto il resto del mondo: l'Olanda, in cui è permesso fumare canapa, ma solo all'interno dei coffee shop, ben otto stati americani in cui è permesso detenere e fumare canapa, sebbene con restrizioni sull'età e sui luoghi in cui è permesso farlo, e paesi come la Spagna, il Belgio e la Repubblica Ceca in cui la marijuana non è totalmente legale, ma l'uso e la detenzione sono stati depenalizzati. Un caleidoscopio inaccettabile di normative, che potrà finalmente essere superato qualora l'ONU accogliesse l'invito dell'OMS.

Legge italiana sulla cannabis, fra repressione e uso terapeutico

In Italia l'uso a scopo ricreativo di marijuana è illegale, eccezion fatta per la Cannabis Light con THC inferiore allo 0,6%, che oggi viene venduta liberamente nei negozi di tutte le città. Inoltre, dal 2014 è stato consentito l'utilizzo di canapa con alte concentrazioni di THC a pazienti affetti da determinate patologie, ma questo tipo di cannabis può essere prodotta solo dallo Stato ed esclusivamente venduta dietro prescrizione medica. Una situazione ancora molto arretrata rispetto molti altri paesi occidentali, che potrebbe conoscere una nuova evoluzione a partire dal voto all'ONU dei prossimi giorni.

Legalizzazione della cannabis: vantaggi sociali ed economici

Le associazioni che da decenni si battono per la legalizzazione della cannabis siederanno in prima fila durante la sessione della Commissione ONU sulle Droghe, per sostenere la richiesta dell'OMS e supportare con dati e ricerche approfondite gli innumerevoli vantaggi di una svolta antiproibizionista.

Una sterzata in tal senso metterebbe fine a più di 50 anni di proibizionismo imposto a tutti i paesi del mondo senza ragione alcuna e produrrebbe ricadute positive su ricerca ed economia. Gli scienziati, finalmente liberi da vincoli e restrizioni, potrebbero rilanciare la ricerca scientifica sulle potenziali applicazioni della canapa in ambito medico; contemporaneamente, si consentirebbe ai paesi, da sempre produttori di questa pianta, di poterla liberamente coltivare e commercializzare, incidendo positivamente sul loro sviluppo economico.

E non sarebbero i soli a beneficiarne: si è calcolato che la legalizzazione della cannabis porterebbe nelle casse dello stato italiano più di 3 miliardi di euro all'anno, grazie all'apertura di punti vendita sul modello olandese e alla nascita di nuovi posti di lavoro. Se a questi si aggiungono anche le relative imposte sul reddito, è evidente che il superamento delle politiche proibizioniste si rivelerebbe un affare anche per il bilancio statale.

L'appuntamento della Commissione ONU di marzo è pertanto un passaggio cruciale per spazzare via decenni di guerra contro la cannabis e il suo utilizzo, ricreativo e terapeutico. In attesa di sapere se l'ONU riterrà di dover far cessare questo inutile ostracismo nei confronti di una pianta, potete provare la Cannabis Light, che troverete nella pagina Prodotti di questo sito!


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