Il CBD e la memoria

Gli effetti del CBD sulla memoria

Gli studi sul THC hanno dimostrato che, almeno nel breve periodo, il cannabinoide incide negativamente sulla capacità di conservare informazioni. Ma quali sono gli effetti del CBD sulla memoria?

Da anni medici e ricercatori indagano gli effetti del THC sulla psiche e sulle conseguenze degli effetti psicotropi derivanti dall'uso di cannabis. Al contrario, la ricerca sulle proprietà del CBD, sulle sue conseguenze e proprietà specifiche sta producendo solo ora i suoi primi risultati attendibili e, benché i risultati vadano ancora confermati da studi di più ampio respiro, le risultanze sono stupefacenti: non solo il CBD non produce effetti negativi, ma addirittura, sembra che possa comportare significativi benefici alla memoria, nonché assumere un ruolo decisivo nel combattere le dipendenze.

 

Effetti del CBD sulla memoria: i risultati delle prime ricerche

Sull'assenza di effetti nocivi provocati dall'utilizzo del CBD si è espressa, nel 2017, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha sancito i risultati delle molte ricerche condotte sugli effetti di questo cannabinoide: il CBD è totalmente innocuo e, anzi, in alcuni casi combatte efficacemente i sintomi di alcune serie patologie.

Ma cosa dicono i ricercatori sulla correlazione fra CBD e memoria, ma soprattutto, perché ci si preoccupa tanto di questo aspetto? L'attenzione verso l'ipotetica relazione fra cannabidiolo e perdita della memoria è cresciuta alla luce dei risultati di un'analisi del 2013, pubblicata dal British Journal of Psychiatry. I firmatari di questo studio, infatti, affermavano che l'uso di THC, soprattutto se prolungato nel tempo, provocava una sensibile riduzione della memoria, soprattutto di quella a breve termine. Sebbene non fu possibile affermare con certezza se questa conseguenza avesse conseguenze irreversibili o limitate al periodo dell'assunzione, il risultato fece molto scalpore, andando ad alimentare il dibattito politico, già molto infuocato, sulla liceità dell'utilizzo ricreativo della cannabis.

Lo stesso studio, però, confermò anche un dato molto interessante, ossia che il CBD avesse un'importante funzione nel mitigare la riduzione di memoria indotta dal THC. Implicitamente, quindi, si suggeriva che il cannabidiolo potesse avere delle concrete proprietà per supportare la capacità di conservare i ricordi.

Mettendo a confronto due gruppi di consumatori di cannabis, uno trattato con marijuana ad alto tasso di THC, l'altro con una ad alta concentrazione di CBD, i ricercatori scoprirono che nel secondo gruppo non apparve nessun deterioramento nella capacità di memorizzare e ricordare.

Lo studio fu incentrato su un determinato recettore, il CB1, responsabile del contatto fra i cannabinoidi e le aree cerebrali deputate alla memoria. I risultati suggerirono che questo recettore fosse  il responsabile degli effetti nocivi del THC, mentre nello stesso tempo ne attenuava gli effetti negativi, grazie all'azione del CBD. In sintesi, apparve chiaro come il cannabidiolo fosse in grado di mitigare gli effetti nocivi che il THC apporta alla memoria.

Nel 2016, un'importante ricerca condotta dall'equipe della Society for the Study for the Addiction ha presentato i suoi incredibili risultati che, tra l'altro, aprono la strada all'utilizzo del CBD nella lotta alle dipendenze. Il team ha testato gli effetti del CBD sui ratti da laboratorio, riscontrando in questi animali un minor senso di gratificazione indotto dalle sostanze stupefacenti.  Nello specifico, questo esperimento ha accertato che il cannabidiolo attenua gli effetti gratificanti delle droghe, andando ad incidere sulla memoria contestuale, ossia sulla capacità di ricordare la fonte e le circostanze legate ad uno specifico avvenimento.

 

CBD come cura per patologie specifiche

Le ricerche sugli effetti del CBD sulla memoria hanno regalato anche altri, inaspettati risultati, configurando un futuro nel quale il cannabidiolo potrebbe essere impiegato per la cura di patologie, anche molto severe.

Una serie di ricerche, per esempio, hanno dimostrato come il CBD possa favorire la neurogenesi: incrementando la ricrescita neuronale, il cannabidiolo si proporrebbe, quindi, come un valido alleato nel ridurre significativamente il deterioramento delle funzioni cognitive, tipico di alcune serie patologie, come il L'Alzheimer.

Il cannabinoide non psicoattivo della cannabis, infatti, sembra in grado di ridurre le cellule danneggiate del cervello e di stimolare la nascita di nuove. Agendo sul recettore CB2, agirebbe come antiinfiammatorio e antiossidante, favorendo la ricostruzione delle parti danneggiate dell'encefalo.

La ricerca più citata, in merito a questa possibile applicazione, è quella del Salk Insitute di San Diego, in California, che ha pubblicato i risultati di uno studio sull'azione di THC e CBD sul cervello, condotto in partnership con il Ministero della Salute e l'Alzheimer Association.

L'Alzheimer provoca un aumento smisurato della proteina beta amiloide, che a sua volta incrementa la formazione di placche cerebrali, responsabili degli effetti devastanti della malattia. I risultati della ricerca hanno dimostrato come l'uso combinato di THC e CBD abbia effettivamente ridotto lo stato infiammatorio delle cellule e ridotto la quantità di beta amiloide: un risultato che ha giustamente attirato l'attenzione della comunità medica, che oggi vede in questo trattamento una possibile cura per questa patologia.

Altri studi certificano gli stessi risultati. Una ricerca pubblicata su Frontiers in Pharmacology, firmata da più ricercatori, ha messo in luce gli eccezionali risultati ottenuti dall'utilizzo di CBD per favorire la ricrescita neuronale, mentre un altro studio sulla stessa rivista, suggerisce che il cannabidiolo possa essere efficacemente usato anche per combattere i DPTS. L'azione calmante del CBD, che distende efficacemente il corpo e rilassa la mente, avrebbe un impatto significativo nel ridurre l'ansia post traumatica e gli spiacevoli sintomi legati allo stress emotivo.

Gli studi sulle proprietà terapeutiche del CBD sono in aumento e promettono nuove, interessanti rivelazioni sui possibili effetti benefici di questo cannabinoide, il cui uso, invece, viene ancora ostacolato da normative datate e miopi.

È vero, la ricerca sugli essere umani è ancora all'inizio, d'altronde non è facile superare i rigidi protocolli scientifici per la sperimentazione sugli uomini, ma i risultati fin qui ottenuti sono decisamente incoraggianti e, se non altro, vanno tutti in un'unica direzione: il CBD, stando ai fatti, non danneggia in alcun modo le funzioni cerebrali.

In attesa che la ricerca convinca anche la politica ad allentare la normativa sull'uso dei cannabinoidi, puoi apprezzare i benefici effetti del CBD visitando la nostra https://www.theweedzard.com/collections/cannabis-light


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